Roma, 12 febbraio 2013
Emergenza Cultura appello della Sissco sulla situazione degli archivi in Italia
Li si possono elencare brevemente nella parziale o totale
disattenzione da parte dei governi degli ultimi venti anni, con
limitatissime eccezioni, verso il ricambio del personale in settori
chiave quali gli archivi e le biblioteche pubbliche, nel
progressivo prosciugamento di risorse nei confronti della ricerca
in campo umanistico, nel taglio drastico dei bilanci degli istituti
archivistici e bibliotecari, nonché nel prosciugamento di risorse
nei confronti degli istituti culturali.
La Sissco ritiene che il miglioramento delle condizioni e delle
potenzialità degli archivi di carattere storico e delle biblioteche
pubbliche risponda a un interesse generale e chiede una politica
che segni una forte inversione di tendenza.
Gli allarmi lanciati da responsabili del settore e dalla voce
delle associazioni, fondati su cifre certificate e sulla concreta e
ineluttabile restrizione dei servizi, sono finora caduti nel vuoto.
La mancata risposta a problemi urgenti da risolvere, alla mancata
immissione di forze giovani, al declino e alla negazione di un
ammodernamento del settore fa oggi ritenere necessario un richiamo
alle forze politiche nell'imminenza dell'apertura di una nuova
legislatura.
La Sissco richiama le forze politiche a un preciso dovere
pubblico, a un diffuso sentimento civico, e al rispetto di
quell'articolo 9 della Costituzione così frequentemente disatteso.
Per tali motivi la Sissco chiede alle forze politiche un chiaro
pronunciamento sulle seguenti proposte:
1. Una politica di demanializzazione delle sedi di studio. Sebbene
apparentemente lontana dagli interessi immediati della ricerca,
essa appare il primo modo di dare sollievo alle risorse impiegate
in modo infruttuoso e distorto in relazione al pagamento degli
affitti. Un solo esempio basterà a dare l'idea dell'irrazionalità
dell'impiego di risorse: la sola amministrazione archivistica, ha
impegnato quasi 18 dei 25 milioni di budget a disposizione nel 2011
per il pagamento della locazione delle sedi. Se più dei 2/3 del
bilancio rimangono "ingessati" per le sole locazioni, la cifra che
rimane disponibile per lo sviluppo del sistema archivistico nel suo
insieme appare messo in pericolo. Porre tale questione al primo
posto, significa farsi carico, da cittadini maturi, che la prima
necessità per reperire risorse, è ridurre gli sprechi. Nel campo
dei beni culturali appare uno spreco pagare affitti ad enti o a
privati quando lo Stato può mettere in campo proprie risorse.
2. La possibilità di creare dei poli archivistici, bibliotecari o
bibliotecario/archivistici in località in cui sia possibile
reperire sedi a disposizione del demanio pubblico e allestire
magazzini e sale studio comprendenti una biblioteca civica e un
archivio comunale, oppure l'insieme di più archivi che sono
funzionali e disponibili in un Comune, in una città capoluogo di
Provincia e così via. Ciò potrebbe risultare vantaggioso in ordine
al numero del personale da retribuire e alle competenze miste di
cui l'utente potrebbe disporre.
3. Una politica di turn-over, per ciò che riguarda archivi e
biblioteche pubbliche, che possa portare al reintegro almeno
parziale del consistente numero di pensionamenti già maturati e di
quelli che si profilano all'orizzonte. Si chiede pertanto lo
svolgimento di concorsi a periodicità fissa e non con immissioni
improvvise di "folle" di concorrenti in modo da selezionare, ogni
due-tre anni, le migliori competenze ed esperienze, senza
penalizzare anzitempo le generazioni future.
4. L'assegnazione di risorse adeguate al sistema delle Biblioteche
e all'amministrazione archivistica, senza le quali i due sistemi
rischiano il definitivo collasso. Le risorse dovranno essere
impiegate non solamente per far fronte al nuovo impiego di
personale stabilizzato e a recuperare un ordinario funzionamento,
ma anche a reperire competenze (e personale specializzato) per
utilizzare i più aggiornati strumenti digitali, per una politica di
conservazione e ottimizzazione degli spazi, oltre che a predisporre
un più ampio numero di piattaforme on-line per gli studiosi.
5. La necessità di una più adeguata distribuzione di risorse per
la ricerca negli Atenei. La maggior parte degli studiosi italiani,
con i fondi di ricerca dei diversi atenei, oggi, non possono
sostenere le spese per le indispensabili trasferte di studio.
Pur consapevole della difficile condizione finanziaria del Paese,
la Sissco ritiene che un prossimo governo di alto profilo saprà
trovare le risorse necessarie.
La Sissco invierà ai suoi 700 soci e diffonderà nell'ambiente
accademico le risposte che le forze politiche intenderanno dare
alle proposte qui presentate.


