Roma, 22 gennaio 2013
Camici bianchi vicini a chi soffre. L'impegno di volontariato in Africa del Fratello Paolo Cecchini e della figlia Ilaria
L'anno scorso, dopo la pubblicazione su 'Erasmo' di una sua foto
in Africa, alcuni Fratelli della Loggia 'Luce e Progresso' n.131 di
Cecina riconobbero Paolo, nativo di Cecina, e organizzarono una
Tornata speciale nel corso della quale raccolsero una cospicua
donazione a favore dell'organizzazione per la quale opera il
Fratello Cecchini. In quell'occasione, nel Tempio c'erano anche il
Gran Maestro Aggiunto, Massimo Bianchi, il Gran Tesoriero, Piero
Lojacono, e tanti Fratelli della Loggia 'Santorre di Santarosa' n.
1 all'Oriente di Alessandria. Paolo Cecchini fu insignito
dell'onorificenza 'Giordano Bruno'. In alcune foto si vede il
grembiule da Venerabile che Paolo ha indossato con grande orgoglio
anche in quelle situazioni difficili, per rendere onore alla nostra
Istituzione.
Di seguito il 'pezzo' scritto da Paolo ed Ilaria, che racconta il
loro impegno. Sarebbe inutile aggiungere una sola parola a questa
bellissima testimonianza.
In silenzio e con il sorriso. La nostra mano per aiutare
chi soffre
Là dove nulla luccica.. ma tira forte il vento. Là dove le
parole sono nude e crude come i piedi sulla terra, là dove la
Natura ha tolto l'acqua, ha dato il sole, ha creato la Savana, là
dove gli occhi dei bambini si spalancano sulla pelle nera di ebano,
là dove il mare inganna e con l'oro di Che Chale fa credere al
mondo che l'Africa sia ricca e il mare e l'oro e il mondo
dimenticano che il vento è cattivo, la terra senza scarpe e brucia.
La Savana è pericolosa e gli occhi dei bambini vedono e vivono la
fame.
Proprio in quel luogo difficile e contaminato dalla nostra
cultura, adatta ad altri climi dove è possibile correre senza
vivere 'pole pole' (piano piano), i nostri medici operano nelle
loro divise mai bianche a causa della sabbia dello Tsavo
ingegnandosi ogni anno per portare in una valigia i materiali, gli
strumenti, i liquidi per disinfettare, i farmaci e tanta voglia di
solidarietà.
Non si possono descrivere gli attimi davanti ai pazienti quando
gli occhi di un africano incrociano quelli del medico e non
riescono a comunicare se non in Swahili, come non si può descrivere
la magia di quanto tutto sia facile nonstante le condizioni pessime
ed il caldo spietato....Non c'è luce, non c'è acqua corrente, non
c'è la voglia di risollevare le sorti di un popolo che vive in
condizioni preistoriche eppure i nostri medici lavorano in silenzio
ricevendo sorrisi.
Forse poche cure non servono al vecchio continente africano e
qualche dente estratto od una diagnosi corretta, l'incisione di un
ascesso od un farmaco prescritto al momento giusto sono solo
piccoli passi in un deserto infinito... ma nessuno dimentichi che i
nostri medici tornano da queste esperienze carichi di umiltà nel
cuore che giova a tutti i loro pazienti, siano essi bianchi , neri
o gialli, cancellando l'arroganza di chi tutto conosce tranne il
calore umano.
Marafa, Langobaya, Mambrui, Timboni, Gede.. nomi che risuonano
nelle bocche dei turisti per i nostri medici sono sinonimo di
sacrificio, sete e strade lunghissime che sboccano in minuscoli
villaggi dove la popolazione attende il proprio turno all'ombra dei
muri dei dispensari.
Quando l'acqua finisce, l'anestetico non basta, la luce scarseggia
e i pazienti sono tanti, troppi. Silenziosi e dignitosi nelle loro
attese. Proprio in quel momento esplode la voglia di aiutarsi e di
trovare quel lume della ragione che permette di risolvere ogni
problema al volo. In silenzio e con il sorriso. La nostra mano per
aiutare chi soffre.


