Roma, 19 febbraio 2013
"Laicità, grazie a Dio"
Pittore, docente di architettura all'Università di Milano, Levi
Della Torre è "un ebreo laico e non credente, immerso in quanto
italiano in una società dal profondo sostrato cattolico". Il suo è
dunque uno sguardo inevitabilmente relativo, ma che non gli
impedisce di osservare con incredibile lucidità il mondo "altro"
dei credenti, e di coglierne i legami profondi con quello dei
laici.
Se un tempo, sullo sfondo di una secolarizzazione che appariva
ormai inarrestabile, i principî laici potevano sembrare chiari e
inattaccabili, oggi lo scenario è molto cambiato e mentre si
registrano "ingorghi sulla via Damasco", la laicità è soggetta a un
preoccupante discredito. Da questa constatazione Levi Della Torre
prende le mosse per sviluppare la propria illuminante riflessione.
Ciò che emerge con forza è l'insolubile connessione tra
religione e laicità , connessione che si manifesta spesso
nei termini dal conflitto e che potrebbe, invece, esprimersi nel
confronto.
"Il laico e il credente, - scrive Levi Della Torre, - sono
consanguinei che interferiscono tra loro anche nella stessa
persona, e litigano come Giacobbe ed Esaú nel ventre della stessa
madre. L'uno col vessillo delconoscere, l'altro col vessillo del
credere, ma entrambi fanno l'una e l'altra cosa, in luoghi però
diversi della mente e del cuore. Talvolta il laico e il credente si
spartiscono il territorio (a questo le cose del mondo, a quello le
cose di Dio) per un compromesso di pace, ma a rischio di
falsificare le rispettive nature che, per entrambi, sono invadenti
e pervasive. Ma è nella laicità che spirito critico e fedi
ideologiche e religiose trovano le condizioni civili della loro
convivenza conflittuale".
Attraverso strumenti diversi, dunque, laicità e religione
rispondono all'impulso a ricercare continuamente risposte che
sopperiscano alla lacunosa esperienza del mondo consentita
all'essere umano: "In massima parte, laicità e religione si
occupano in modo diverso delle stesse cose: di come va il mondo e
di come dovrebbe andare, della vita e della morte, della sofferenza
e della speranza. Il conflitto tra laicità e religione non è tanto
sugli argomenti quanto sul modo di argomentare, sui criteri di
fondo circa il vero e il falso, circa il rapporto tra il sapere e
il credere", scrive Levi Della Torre.
E nell'intervista di Marcoaldi spiega: "Da laico, non obietto alla
religione di essere troppo metafisica, ma di esserlo troppo poco.
Perché pretende di dare un volto definitivo all´abisso. I veri,
grandi mistici laici del moderno sono proprio Leopardi e Kafka.
Perché accettano l´abisso e ci sprofondano dentro. Senza riempire
il mistero di parole volte ad addomesticare quell´abisso, per
addolcirne l´angoscia. Senza tradurre la vertigine dell´insondabile
in liturgie consolatorie. Freud sosteneva che si investono più
energie nel ripararsi dagli stimoli che nel riceverli. Ecco, le
religioni costruiscono delle formidabili fantasmagorie proprio per
incistare lo scandalo del caos, per dare senso alla realtà e al
contempo ripararsi da essa".
Se da un lato l'autore prende dunque le distanze in modo netto
dall'approccio religioso, si discosta anche con forza da quella che
lui chiama mentalità laicistica, ossia la decadenza della laicità
in abitudine passiva, in luogo comune ideologico, in identità
ripetitiva. E aggiunge: "Non condivido la posizione di quei laici
secondo i quali gli argomenti religiosi sono affari che non li
riguardano. La religione non è solo un fatto privato, bensí
collettivo e sociale".
Ed è questo terreno, soprattutto, che Levi Della Torre esplora con
grande senso critico e una scrittura brillante, individuando i
termini di un confronto positivo tra laicità incredula e
religione.
"Che cosa possono imparare l'uno dall'altro lo spirito laico e lo
spirito religioso? - si chiede. - A non accontentarsi di se stessi
e neppure del mondo cosí com'è. Dallo spirito laico il religioso
può imparare la fatica del dimostrare rispetto alle rassicurazioni
del credere, l'umiltà della ricerca rispetto alle certezze della
fede, la passione per la ragione rispetto alla ragione delle
passioni… E che cosa lo spirito laico può imparare dalla religione?
La potenza delle forme simboliche, la necessità dell'illusione per
la dinamica della vita".
Laicità, grazie a Dio! esprime dunque fin dal titolo un legame che
sembrerebbe paradossale ma che invece, per dirla con Leopardi, è
"una mirabile congegnazione del sistema dell'uomo, il quale
non sarebbe irreligioso, se non fosse stato
religioso".


